Cronaca
Un uomo sulla quarantina cammina per la città parlando al telefono. Rischia di inciampare su un gradino. Finita la telefonata, entra in un bar a prendere un caffè.
Soggettivo
Stamattina ero al telefono con Marta, era la quarta volta che la chiamavo e finalmente aveva risposto e io nel momento in cui ha alzato il telefono mi sono reso conto che non sapevo che dirle e quindi siamo stati così, in silenzio, e io ci sarei rimasto, in silenzio, ci stavo bene, in silenzio, poi però sono quasi inciampato su un maledetto gradino e ho detto “cazzo” tra i denti e ho rovinato tutto. Ho preso un caffè in un bar qualunque anziché nel solito perché almeno nessuno m’avrebbe chiesto come va.
Nervoso
Guardi, io francamente non so che dirle, non è mica una scena così interessante. C’era ‘sto tizio al telefono in via Roma e in realtà non si capiva perchè stesse al telefono visto che stava zitto, era meglio quando le telefonate si pagavano, almeno la gente era obbligata a farle per un motivo, mica come adesso che si telefona per qualunque cazzata. E’ quasi inciampato su un gradino, io sarei stato contento se avesse preso una bella facciata per terra, magari avrebbe imparato che se cammini cammini e basta senza fare il multitasking di ‘staminchia. Ecco. Poi s’è preso un caffè in quel bar di merda dove te lo fanno pagare neanche fosse oro colato solo perchè sta in via Roma. La gente è proprio scema.
Distinguo
Un uomo (non una donna) sulla quarantina (non vecchio) cammina parlando al telefono per la città. A un certo punto quasi inciampa su un gradino (quindi non su una buccia di banana e neanche sui lacci delle scarpe). Entra in un bar a prendere un caffè (non un cappuccino, un caffè).
Romanzo russo
Oh, com’era triste quell’uomo, mentre parlava al telefono con chissà chi! E quanto ho avuto paura quando ha rischiato d’inciampare su quel gradino! Oh, se si fosse fatto male, che disgrazia, che disgrazia! Quando l’ho visto entrare in quel bar ho tirato un sospiro di sollievo.
Pleonastico
Un uomo, un signore sulla quarantina, di circa quarant’anni, poco più, forse poco meno, cammina per le strade, per le vie, per le piazze della città, di questa città in cui siamo, questa, parlando al cellulare, insomma, al telefono. E a un certo punto quasi inciampa, quasi cade su un gradino, uno scalino, quello davanti al negozio di scarpe, proprio quello, tra l’altro ci sono i saldi, quindi è pieno di gente, l’avrebbero visto tutti, tutti quelli che erano lì per i saldi, che ci sono adesso. Forse l’ho già detto. Poi è entrato in un bar, un bar del centro, con i muri pitturati d’azzurro e una bella ragazza con i capelli castani, bruni, alla cassa, a fare gli scontrini, e ha preso un caffè.
Marta
Oggi mi ha telefonato tre volte, ma ho risposto solo alla quarta. Non sapevo che dirgli e lui non sapeva che dirmi. Sarebbe bastato chiedesse scusa, sarebbe bastato, ma niente. M’è scesa una lacrima, menomale che non m’ha vista. Doveva essere fuori, c’erano le voci della gente in sottofondo, a un certo punto ha detto “cazzo” più piano che poteva ma io l’ho sentito lo stesso e ho buttato giù. Non è proprio capace.
